venerdì 17 agosto 2012

Le gioie del Fare



Ho scoperto, a dire il vero con ben poca fatica, che una delle cose più facili al mondo è procrastinare.
Quando c'è qualcosa da fare, che si tratti di un compito ingrato e complesso o di una banalità appena fuori dalla routine, compare, come per magia, un'ottima ragione per rinviarne la messa in pratica. 
Può essere un dubbio temporeggiatore "E se sbaglio? Forse dovrei prima documentarmi meglio." 
O una serie di impegni improrogabili "Lo farei volentieri, se solo avessi un secondo libero!" 
O il falso convincimento che quella cosa non è poi così importante o addirittura inutile "Vabbè, ma anche se provo a vendere il mio vecchio telefono su ebay chi vuoi che lo voglia? Sarebbe tempo perso." 
Trappole psicologiche, di cui siamo vittime giorno dopo giorno, a volte dettate da una forma di pigrizia, a volte da una subconscia paura del fallimento. 
Di recente mi sono resto conto, ancora una volta, che vi è un unico rimedio. 
Il fare. 
Prendere e iniziare a risolvere la prima cosa da fare, subito, non domani, nemmeno oggi pomeriggio. 
No, non c'è tempo per i dubbi, ci penseremo strada facendo. 
E alla fine ci si accorge che, tutto sommato, era più facile del previsto risolvere mille piccole problematiche, che magari ci portavamo avanti da mesi, come quell'interruttore della luce rotto. Bastava provare. 
Ed ecco che, al primo successo, arriva una scarica di ottimismo, che ci permette di continuare con la prossima mansione in programma e domandarci "ma perchè non l'ho fatto prima?". 
Il trucco è non fermarsi mai, approfittare di questa carica positiva per inanellare un successo dopo l'altro, che già partire con l'idea di poter compiere qualsiasi compito lo rende più semplice di almeno un 50%.
In fondo, è tutto così semplice una volta fatto. 

sabato 5 maggio 2012

Facebook: Perdita di tempo massima o utile strumento?


Ci penso spesso, guardando quello che è oggi e vedendoci invece, ben distinti, ciò che potrebbe essere e ciò per cui viene utilizzato.
Nessuno nega che l'invenzione, se così vogliamo chiamarla, del buon Zuckerberg sia stata geniale e magistralmente portata avanti a livello di marketing e di implementazioni, quello che, piuttosto, viene da domandarsi è se la gente stia facendo il corretto utilizzo di questo strumento.
Considerato l'enorme successo del social network su diverse fasce d'età, è facile pensare a come possa essere un ottimo mezzo di pubblicità, informazione ed aggregazione e spesso diventa un immancabile compagno nell'organizzazione di eventi o semplicemente per la condivisione di fotografie o altro con amici. Grazie alla sua diffusione svolge ancora ottimamente il ruolo per cui è stato in parte creato, ovvero il recupero di vecchie conoscenze, che con altri mezzi sarebbe impossibile riallacciare, anche se spesso una volta superata la curiosità iniziale finiscono nuovamente nel dimenticatoio.
Se facebook si limitasse a questo resterebbe, a mio avviso, uno strumento più utile che dannoso.
Trovo anche interessante la possibilità di condividere un pensiero con i miei "amici" (follower sarebbe un termine molto più appropriato, nella maggior parte dei casi) e di leggere quello che sentono di condividere loro.
Il problema, come spesso avviene, è l'abuso.
E allora ecco spuntare persone con migliaia (?) di "amici", che puntano ogni giorno ad aumentarne il numero, come se significasse davvero qualcosa.
Ecco spuntare utenti che sentono il bisogno di scrivere il buongiorno o la buonanotte su facebook ogni dannato giorno, perchè con le banalità si va sempre sul sicuro. 
Ecco che per qualche "mi piace" in più la gente continua a condividere le stesse battute fatte da qualcun altro al solo scopo di essere pubblicate su facebook. 
Ciascuno è libero di scriverci quello che vuole, ovviamente, il problema è che in questo caso la perdita di tempo necessaria per consultare facebook diventa sempre più grande, con il risultato che spesso il rapporto tra contributi intelligenti e spam diventa così ridotto che difficilmente giustifica quei minuti impiegati.
Ancora una volta assistiamo ad un potenziale così grande utilizzato così male.
E ancora una volta è un vero peccato.

martedì 14 febbraio 2012

... e tutti vissero felici e contenti

Qualcuno, di particolarmente cinico e disilluso, potrebbe dirvi che i sogni sono per quelli che dormono. Questo ipotetico qualcuno, potrebbe continuare dicendovi che le favole non esistono e sono solo sterili prodotti della fantasia, creati per fare addormentare i bambini. 
Io, però, ne conosco tante di favole.
Conosco quella della scrittrice che a 35 anni scrive un libro che le pare interessante, ma viene derisa da diversi agenti, salvo infine trovarne uno che accetta di proporlo a tre diverse case editrici, che lo bocciano senza appello. Ora quella ragazza è la donna più ricca della Gran Bretagna (sì, proprio di un paese in cui c'è una regina).
Ne conosco un'altra che parla di un'azienda finlandese, creata da tre ragazzi con la passione dei videogiochi, i cui primi 51 giochi sono stati fiaschi sempre più grossi e il cui cinquantaduesimo gioco parla di uccelli arrabbiati.
L'ultima che voglio citare parla di un ventitreenne nato a Taiwan con la passione per il basket, che è stato scartato per tutta la sua vita da ogni possibile spiraglio che tale disciplina avesse da offrire ed è arrivato a pagarsi l'università (Harvard, mica una qualsiasi), pur di continuare ad inseguire il suo sogno. E alla fine ci arriva al basket che conta, come terzo playmaker di New York, destinato a scaldare la panchina più che altro, ma capita che quando, quasi per casualità, arrivi il suo turno di entrare in campo nessuno abbia più il coraggio di richiamarlo fuori. 
E capita anche che contro i Lakers di un tale Kobe Bryant il ragazzo in questione ne faccia 38 di punti. 
Se vi dovesse capitare di incontrare il signore di cui sopra e vi dicesse davvero quelle cose, limitatevi a sorridere.

lunedì 19 dicembre 2011

Dashing through the snow

A dire il vero, all'alba del 19 dicembre, quest'anno di neve se ne è vista ancora ben poca. Bene, per quanto riguarda la pianura e i suoi abitanti, poco avezzi alla guida su tale superficie e facili al panico, ma molto male quando stiamo parlando di montagna e le sciate finali del 2011 sono parecchio a rischio. Aldilà di questo, nemmeno la crisi economica protagonista degli ultimi mesi (ad essere ottimisti) riesce a fermare la popolazione dalla frenesia regalizia e trovare un posto in ristorante a ridosso delle feste resta un'impresa titanica. C'è da ammettere, comunque, che a fronte di parcheggi di ipermercati e città pieni fino al limite le code alle casse erano molto, forse troppo, corte. Guardando alla qualità degli acquisti, anzichè alla quantità, noto con piacere che l'italiano si fa ingolosire sempre più dalle nuove tecnologie, rendendo di fatto introvabili i più venduti prodotti apple, piazzando svariati smartphone sotto l'albero (la cui vendita nel 2011 ha avuto crescite incredibili) e sdoganando forse un po' di più il videogioco e tutto quello che ci sta dietro, che rischia forse per la prima volta di uscire dall'immagine di demone succhiatempo e rientrare in definizioni più consone. Ciò che ancora continua a non prendere piede, purtroppo, è il lettore ebook, relegato ancora a sfizio geek per pochi, non si capisce se per tradizionalismo o per un errato approccio di marketing. Su questo fronte, di certo non aiuta la politica degli editori di vendere la copia digitale a prezzi che vanno dal 10 al 20 per cento in meno di quella fisica. Semplicemente ridicolo. A seguito di queste osservazioni mi piace pensare a quali potranno essere i regali tra uno, cinque, dieci anni, ma so già che è una battaglia persa. Se dieci anni fa mi avessero parlato della possibilità di vedere un film in streaming su un dispositivo spesso meno di un centimetro e che pesa meno di duecento grammi mi sarei messo a ridere. Non è fantastico?

sabato 22 ottobre 2011

Bentornato cinema


Dopo una serie di cocenti delusioni nella scorsa stagione cinematografica, devo dire che questa nuova si è aperta con una scintilla di speranza. Sto parlando di Drive, film che sono andato a vedere senza troppe convinzioni (complice anche il marketing furbetto, che lo fa apparire come un action movie), ma su cui ho dovuto ricredermi, rimanendo estasiato per gran parte del film. Il lungometraggio racconta una storia strana, ma tutto sommato credibile, ma lo fa con uno stile decisamente particolare che mi ha davvero colpito, fatto più di silenzi che di dialoghi e di ritmi rallentati che non fanno perdere un attimo dell'ottima prova recitativa/non recitativa del semi-impassibile protagonista. Menzione particolare, merita inoltre, una colonna sonora d'eccezione che crea un perfetto sottofondo per le scene più intense, adattandosi perfettamente alle manovre del regista. Fiducia rinnovata ad Hollywood, quindi, grazie a questo che è riuscito nel duplice compito di farmi ricordare quanto artistico può esser il cinema e di farmi dimenticare che il primo film 3d italiano è stata la solita parodia buzzurra firmata Greggio.

mercoledì 17 agosto 2011

Agosto, blog mio ti riconosco


Agosto curioso, questo.
Se non altro sul fronte metereologico.

Tanta pioggia e temperature così altalenanti da non sapere come vestirsi, ne avevano accompagnato l'arrivo e ferragosto non è stato da meno, bocciando sul nascere la nostra idea di una passeggiata in montagna con un diluvio torrenziale.
Per fortuna il ripiego su un piano B si è rivelato favorevole e oltre ad avere scoperto un'ottima locanda dalle parti di Bassano, siamo anche riusciti a fare una mini passeggiata, approfittando del beffardo sole fuoriuscito nel pomeriggio.
In generale è stato un periodo di piccole (ma grandi) soddisfazioni, perlopiù sportive, con la vittoria del mio primo campionato di poker e con il felice addio al calcetto giocato, coronato dalla prima vittoria della squadra (dopo una serie interminabile di secondi posti).
Come di consueto, però, non ho certo intenzioni di riposarmi e ho già qualche progetto in mente, di cui sto valutando la possibilità, a partire dal trasformare la partita di basket del sabato tra amici in qualcosa di più, ma per ora è tutto in fase embrionale.
Massima del giorno: E' meglio avere un sacco di progetti e non averne il tempo per realizzarli che l'esatto contrario.

venerdì 24 giugno 2011

L'appetito vien mangiando.


Rieccomi qui, di ritorno dall'ultimo viaggio vacanziero, che, alla caccia di un po' di refrigerio in questa estate già arrogantemente afosa, mi ha spinto fino in Svezia e, per essere precisi, nella sua capitale, Stoccolma. Fortunatamente la ricerca della mucciniana Felicità nella freschezza non era, chiaramente, il motivo principale della visita, ma solo un gradito accessorio, considerato che scesi dall'aereo abbiamo trovato ad attenderci un termometro che ostentava 28 gradi centigradi! Aldilà di questo piccolo ed innocuo imprevisto, devo dire che la città ha saputo affascinare con le sue particolarità, quali l'essere costruita su quattordici isole e quindi continuamente accompagnata ed "invasa" dall'acqua ed una pulizia generale impensabile per noi "del sud". Caratteristica invidiabile, inoltre, una quantità di musei davvero elevata, che spaziava da quelli storici a gallerie d'arte antica o moderna, a varianti tecniche, musicali o faunistiche, fino ad arrivare a quello che forse per me è stato più spettacolare, ovvero un padiglione contenente un enorme veliero originale del XVII secolo ripescato dalle profondità marine.
Ecco, l'unica nota dolente, nonchè ispirazione per il titolo del post, è stato il fatto che, dopo aver assaggiato (o meglio riassaggiato) l'esperienza di viaggi extraeuropei, destinazioni del genere iniziano ad andare un po' strette (maledetta New York e la tua meravigliosa opulenza).
Risulta, infatti, difficile, all'ingresso nei succitati musei, impedire al cervello di scappare a ripescare il ricordo di luoghi simili, il cui paragone appare impietoso ed impossibile, così come, osservando l'archiettura della città, pur con il suo alternarsi di svariati stili, è facile assimilarla ad una o talvolta ad un'altra città europea già visitata, rischiando di creare un fastidioso (e senza dubbio erroneo) effetto di "già visto".
Per questi motivi, pur avendo gradito molto il viaggio, il mio progetto è di riuscire a muovermi oltre nelle prossime uscite, per poter ammirare qualcuna di quelle altre meraviglie che il mondo tiene in serbo per noi.
Non è un mistero che Tokio sia al momento in cima alle preferenze, e che abbia già dovuto subire un rinvio a causa delle recenti tragedie che l'hanno investita, ma sono certo che vi siano innumerevoli altri luoghi meritevoli di una vista.
Il mondo è piccolo, dicono.
Vero.
Ma di certo non quando lo devi visitare.

domenica 24 aprile 2011

Stagione di spade


Oooh, quanto tempo... uno non fa in tempo a distrarsi un attimo che è già pasqua...
tempo, tempo, tempo... parola fin troppo ricorrente in questo blog e, devo ammettere, mia piccola ossessione perchè risorsa di inestimabile valore e fin troppo spesso sprecata o, comunque, male utilizzata.
Restando nel tema e abbandonando le ciance pseduo-metafisiche, devo dire che questo periodo dell'anno è uno dei miei preferiti in un ambito che mi sta molto a cuore, ovvero quello sportivo.
Nella maggior parte degli sport, infatti, la primavera è sinonimo di conclusione della stagione, di lotte all'ultimo sangue, di sfide "dentro o fuori" e dei conseguenti dolceamari verdetti. Di conseguenza la tensione, l'agonismo e la concentrazione visionabili in quest'ultima fase non sono nemmeno paragonabili alle loro blande controparti di inizio stagione, dando spesso luogo a sifde, partite, duelli emozionanti e spettacolari.
E se questo riguarda i più forti giocatori del mondo che osservo da lontano, nondimeno riguarda lo sport che nel mio piccolo pratico attivamente, in cui siamo recentemente entrati nel periodo dei playoff.
E' quindi con rinnovata passione che mi butto in quella che con molta probabilità sarà la mia ultima stagione giocata, per non perdere neanche una goccia di quelle emozioni che solo l'adrenalina di una battaglia riesce a regalare.

domenica 30 gennaio 2011

Checklist


Ricapitolando.
Festeggiamenti di natale all'ingrasso: fatto.
Favoloso capodanno in montagna (vedi anche kart sul ghiaccio, vedi anche snowboardata, vedi anche centro benessere, vedi anche slittini): Fatto.
Triplice festa di compleanno: fatta (con qualche difficoltà ad arrivare sano e salvo fino in fondo).
Sabato-domenica a Falcade (vedi anche lezioni di snowboard, vedi anche magnifica scorpacciata, vedi anche ciaspolata): fatto.
Bilancio decisamente positivo e adesso neanche il tempo di pensare che è già ora di tuffarsi nella nuova avventura carnevalesca.
Avanti così!

mercoledì 8 dicembre 2010

Di nuovo dicembre


Rieccoci qui.
Di nuovo vicini alla fine di un altro anno e mentre dilaga una pilotata smania natalizia è ancora tempo di bilanci e revisioni dell'anno trascorso, di innumerevoli classifiche sul meglio e il peggio dei 12 mesi (quasi) passati e di nostalgiche rivisitazioni.
Ma questo 31 dicembre non chiuderà solamente l'anno in corso, ma anche un decennio battezzato dalla paura di quel millenium bug che poi non si è rivelato niente di così eclatante.
E quando parliamo di un decennio ci si riferisce a un tempo così lungo da essere difficile anche solo da immaginare e ad una serie di avvenimenti compresi in esso veramente mastodontica, al punto che anche cercando di ricordarli sicuramente lasceremmo fuori qualcosa.
Sì perchè questo decennio è stato quello che si è aperto con il terribile attentato alle torri gemelle, ma anche quello che ha sconvolto l'america con il primo presidente di colore. E' stato il decennio in cui la più improbabile Italia di calcio ha resistito fino in fondo, arrivando alla coppa del mondo, in cui la recessione si è espansa a tutto l'occidente e ha fatto danni imprevedibili, in cui i media hanno tentato di inculcarci timori esagerati per pandemie quali mucca pazza, aviaria, suina, che poi sono scomparse nel nulla.
In questo periodo sono sorti dei capolavori del cinema come la trilogia del signore degli anelli, Inception, (per certi versi) Avatar e abbiamo assistito alla diffusione a macchia d'olio della tecnologia 3d.
Internet ha assunto un ruolo sempre più importante e i social network sono passati da fenomeno di nicchia a bisogno quasi primario, mentre la tecnologia faceva passi da gigante e assieme ai gioelli apple (Iphone e ipad) gli smartphone hanno invaso il mercato.

Questo solo per dare una piccola occhiata all'esterno.
Se volessimo guardare all'interno, invece, per quello che mi riguarda i cambiamenti sarebbero ancora più sconvolgenti, tanto che se incontrassi il me stesso di dieci anni fa probabilmente farei fatica a riconoscermi.

E allora godiamoci questi ultimi botti del decennio che si sta per concludere, con la certezza che quello nuovo saprà emozionarci e stupirci ancora di più.
E dal lato personale in anticipo sui buoni propositi di fine anno mi pongo un solo obiettivo.
Tra dieci anni riuscire a dire la stessa cosa.
Che non mi riconoscerei, da quanto sono cresciuto.

martedì 2 novembre 2010

Scrivere per sè stessi o per gli altri?


Credo che si tratti di un dubbio che prima o poi qualsiasi scrittore si trova ad affrontare, dall'autore di Best seller allo scribacchino di strada come me (anche se la strada, in questo caso, è telematica), se ciò che si sta scrivendo viene fatto per soddisfare la bestia creativa che è dentro ogni scrittore e che si nutre di frasi trasposte su carta o web o se si scrive per il gusto di soddisfare il proprio pubblico.
Credo anche che sia chiaro lo scopo di questo blog e per quanto rispetti i miei pochi, ma fedeli lettori, credo che anche loro sappiano che non è questo lo spazio per compiacerli e di certo non è il luogo dove il gande pubblico troverà quello che vuole.
La tana del Nardo, come già detto in passato, è quel piccolissimo angolo del cyberspazio che posso chiamare casa, dove mi piace annotare, come da incipt, quello che mi passa per la mente in quel momento e magari rileggerlo mesi dopo per andare a rievocare vecchie sensazioni.
Ovviamente sono più che contento se qualcuno ha piacere a condividere queste emozioni con me, ma ci tengo a precisare che quando scrivo qui lo faccio con la maggior naturalezza possibile, senza filtri e senza stare a riflettere troppo su quello che metto giù.
Si potrebbe definire Liscio.
Ciò non toglie però, che una volta soddisfatto questo bisogno, anch'io senta a volte la suddesta bestia dentro di me reclamare popolarità e i ricordi vanno veloci a quando scrivevo recensioni di libri o film e il sapere che qualcuno leggeva e talvolta apprezzava i miei articoli mi riempiva di soddisfazione.
Da questo deriva la mia scelta, ultimamente, di scrivere anche per un pubblico più ampio, vasto, se possibile, quanto la rete intera.
Ho trovato un sito consono ai miei bisogni, che pubblica senza problemi i miei articoli e gli da una visibilità molto buona nei motori di ricerca, senza chiedere nulla in cambio, se non una quota di eventuali ritorni pubblicitari.
Ecco allora che nello scoprire che in 3 giorni circa 90 persone hanno letto un mio articolo sul futuro delle televisioni 3D o che qualcuno ha dato il massimo dei voti alla mia recensione di Inception fa calmare per un attimo la sete di soddisfazione del mio ego.
Non preoccupatevi, comunque, non ho nessuna intenzione di smettere di scrivere qui, nè di farmi accecare da una effimera "popolarità", semplicemente volevo condivire questo pensiero e se qualcuno volesse leggere una versione diversa di me la trova Qui

lunedì 4 ottobre 2010

Nostalgia canaglia


Una delle cose che ho sempre criticato a molte persone (Chissà con che diritto poi) è una scarsa apertura mentale nei confronti delle novità.
In particolare, mi ha sempre un po' infastidito quel fenomeno insito nelle profondità del subconsio umano, che io chiamo "Alla Paolo Limiti", che ci porta a pensare che le cose belle siano solo quelle già avvenute e che nulla di quello che verrà potrà nemmeno avvicinarsi.
E' lo stesso meccanismo per cui ci si innamora di un album o di un film e poi si rimane inevitabilmente delusi dal seguito, in fin dei conti semplicemente perchè è diverso da ciò che ci era così tanto piaciuto e che ci aspettiamo, inconsciamente di rivedere.
Devo essere onesto ed ammettere che con il passare del tempo (o degli anni se vogliamo) tendo ad essere anch'io tentato da questo tranello della psiche, come quando penso che non ci sarà mai un altro Matrix (ma, ammettiamolo, Inception ci va quasi vicino) o un videogioco alla pari di Final Fantasy VII o un libro più bello del Signore degli anelli.
La verità è che è sempre più difficile mettersi in gioco e cercare di scovare la bellezza in qualcosa che non si conosce, piuttosto che adagiarsi sulla venerazione di opere del passato e frequentemente mi ritrovo intrappolato anch'io in questo ozio mentale.
L'ultimo esempio l'ho avuto con un nuovo software della ps3 che ti permette di scegliere on demand centinaia di video musicali di canzoni a tua scelta e di visualizzarli in streaming con una velocità ottimale, permettendoti di avere, di fatto, un canale tipo Mtv in cui detti tu la scaletta.
Secondo voi ho colto l'occasione per aggiornare la mia conoscenza musicale o mi sono buttato a pesce sulle canzoni rock anni '80 lamentandomi che ce n'erano troppo poche in confronto con quelle più recenti?
Eh sì, è una delle cose su cui devo lavorare...
Ho amato i Beatles dalla prima volta che li ho sentiti, ma qualcosa di buono ci dovrà essere anche nei contemporanei, no?
Almeno diamogli una chanche.


mercoledì 1 settembre 2010

Parole sante

Questa volta, come altre in passato, lascio spazio alle parole di altri, perchè a volte ti capita di sentire una canzone o di guardare un film e pensare "E' proprio così, quel tipo ha davvero ragione!".
Io l'ho pensato la prima volta che ho sentito questo pezzo e continuo a pensarlo ad anni di distanza dalla sua sottovalutatissima uscita.
E allora largo allo strano trio:


venerdì 30 luglio 2010

Alla scoperta di Praga


Eccoci qui. Altro mese e altro viaggio, devo dire che non posso proprio lamentarmi di queste vacanze estive. Quanto ormai mi ero quasi rassegnato a trascorrere i 15 giorni di ferie in zona, ecco che spunta all'orizzonte un last minute davvero interessante verso una capitale europea in cui non ero ancora stato (in realtà è stato il frutto di ore di ricerca ma facciamo finta di niente).
E allora si parte! Devo ammettere che ero un po' titubante nei confronti della cittadina in questione, certo, tutti me ne parlavano bene, ma conoscendo la mia passione per le metropoli temevo di rimanere un po' deluso. Fortunatamente non è stato affatto così.
Praga infatti è una città fantastica, interessante e piacevole, soprattutto dal punto di vista architettonico (ad una prevalenza di ottimo stile gotico si affiancano barocco, vittoriano e persino tentativi di applicazione del cubismo all'edilizia!), ma anche per quanto riguarda i musei (non molti ma con contenunti eccellenti) e la vita sociale (pub e locali di ogni tipo in cui godersi una o più birre a costi ridicoli o ascoltare della buona musica live).
Se aggiungiamo a tutto questo una rete di trasporti efficente e capillare (tram, metro e bus) ed il fatto che quasi tutti parlano o capiscono l'inglese, arriviamo semplicemente alla conclusione che si tratti di una meta che merita certamente di essere visitata.
A me ha colpito particolarmente la cattedrale gotica all'interno del castello, bellissima ed imponente, ma sono davvero molti i punti di interesse da visitare ed è un percorso sempre piacevole, circondati dalla magia di questa città così diversa da quelle a cui siamo abituati ,che però non manca di fornirci ogni comfort e comodità che il turista potrebbe aspettarsi.
Curiosità finale: lì è diffusissimo il Segway, addirittura noleggiabile come mezzo di trasporto adatto per muoversi in città!

domenica 27 giugno 2010

London calling


Eh sì, l'evento più degno di narrazione del mese scorso è stato il mio ritorno a Londra con Elena. Entrambi eravamo già stati nella città, per cui abbiamo cercato di vedere alcune cose magari un po' più particolari rispetto alle solito mete turistiche e devo dire che ci siamo riusciti!
Londra resta sempre un bel vedere, una città che affianca rispetto e conservazione della sua storia alla sua progressiva trasformazione in metropoli dei giorni nostri, risultando così un luogo pieno di attrazioni da visitare, ma al tempo stesso vivo e pulsante (il paragone scomodo che viene in mente è la nostra Venezia, pur con le ovvie diversità urbanistiche).
E allora spazio a cose "alternative", come sorseggiare una vodka in un pub fatto completamente di ghiaccio nel sottosuolo, oppure mangiare dell'ottimo sushi in un ristorante in cui il menu viene proiettato secondo le tue richieste su un tavolo/schermo, con tanto di immagine del cibo che andrai ad ordinare e videogiochi per ingannare l'attesa!
E poi visita ai sempre apprezzabili musei di storia naturale e scienza, un pò di ristoro per gli occhi con la vista di qualche quadro e l'immancabile gita da Hamley's con tanto di orsetto creato per l'occasione che ci siamo portati a casa (vestito da Batman!).
Il tutto condito da viaggi in metropolitana alternati a lunghe passeggiate, più di una visita alla spettacolare piccadilly circus e una cena all'hollywood planet sotto l'han solo nella graphite usato per L'impero colpisce ancora.
Ottima vacanza, dunque, e meta consigliatissima che, nonostante le mie paure di delusione ora che ho visto New York, continua a mantenere tutto il suo fascino.

venerdì 21 maggio 2010

Sempre meno.

All'inizio era un aggiornamento al giorno.
E frasi di scuse se per caso uno saltava.
Poi quasi ufficialmente siamo passati ad uno a settimana.
Poi i primi ritardi.
Ora sembra che il ritmo sia di nuovo calato. Uno al mese.
Ci stiamo avviando verso la fine?
Io non credo.
Mi rendo bene conto che sembrerebbe quello l'andazzo e ne ho visti parecchi di blog seguire questo stesso cammino per poi sparire nel nulla o restare immobili su delle scritte impolverate dal trascorrere di un anno.
Io non so quanto andrò avanti, non riesco a prevederlo, ma per il momento la voglia di scrivere c'è ancora, così come la gioia che provo rileggendo i vecchi post e rivivendo le sensazioni di quando li ho scritti.
Per cui mi spiace, ma se c'è qualcuno che ogni tanto passa per questi luoghi mi sa che mi dovrà sopportare ancora per un bel po'.

martedì 20 aprile 2010

Addio mio fidato destriero


Potete ripetermelo quante volte volete che era solo un mezzo, un insieme di plastiche e metalli costruito all'unico scopo di portarci da un luogo ad un altro, un misero guscio da utilizzare fino allo stremo e poi cambiare senza rimpianto.
Quando la tristezza sarà passata riderò di queste parole.
In realtà, da quando il motore ha deciso di abbandonarmi nel bel mezzo dell'autostrada all'ultimo saluto prima di venderne, dopo aver cercato fino all'ultimo altre soluzioni, i resti, mi sono reso conto che mi ero affezionato a questa macchina ad un livello ben oltre il dovuto.
Ad onor del vero, bisogna dire che il suo cambiamento l'avevo premeditato già da un po' di tempo, ma ogni volta trovavo una scusa qualsiasi per posticiparlo perchè la verità è che separarsi da questo gioiellino è sempre stato difficile.
Un po' per i ricordi che inevitabilmente vi si legano in 5 anni di convivenza, un po' per quell'aspetto così particolare che adoravo e, sicuramente, in parte anche per il simbolismo del passare da una macchina così giovanile a una più "familiare", lottando con quella sindrome di peter pan che non vorremmo abbandonare mai.
L'unica cosa che posso dire adesso è che è stata una convivenza fantastica e per quanto scomoda avesse potuto essere, per quanto amaro sia stato l'addio a soli 80.000 km, è stata senza dubbio il miglior compagno di viaggio a quattro ruote avuto finora.
Per cui, come le ho sussurato nel nostro ultimo incontro, non resta che salutarla e ringraziarla di tutto. Magari non sono stati tanti i kilometri assieme, ma sono stati incredibili.

giovedì 25 marzo 2010

Che fretta c'era?


Per quanto io non sopporti il caldo e sia, invece, un amante delle stagioni più fredd,e questa volta non mi accodo alla cara Loretta Goggi e accolgo volentieri questi primi assaggi di primavera che marzo ci sta fornendo.
Dopo un inverno dei più freddi degli ultimi anni, con frequenti e fastidiose nevicate cittadine, è quasi un sollievo riconciliarsi con un sole che ormai ricordavamo a stento.
E, in fondo, la primavera porta in dote due possibilità che adoro, moto e sport all'aperto, assieme ad una serie di profumi e colori unici che ne fanno, in questo momento, la benvenuta.
E allora buttiamoci in questa "nuova" stagione, sperando di avere allontanato catene da neve, sciarpone e freddo almeno per un po' di tempo.
Almeno per quel numero di mesi necessari a farcene sentire la mancanza.
Adoro l'alternanza delle stagioni alla nostra latitudine :)

lunedì 15 marzo 2010

Felicità


Eh già, felicità.
Argomento complesso.
A volte pare proprio che una vita per raggiungerla sia un tempo del tutto inadeguato, da quanto è sfuggevole. Per non parlare del fatto che la sua caratteristica forse più netta è quella di durare sempre troppo poco.
E allora che fare?
Innanzitutto bisogna allenarsi a riconoscerla quando la si vede, il che è molto meno scontato di quanto possa sembrare.
L'altro giorno, ad esempio, riflettevo su quante volte ti capita di fare il punto sulla tua vita e pensare che al momento potresti ritenerti felice perchè hai un sacco di quelle cose che contanto davvero, però al tempo stesso hai degli obiettivi che vorresti raggiungere, per cui fino a che non li porti a termine come puoi dirti completamente felice del tuo stato attuale?
La chiave di tutto, forse, è che la felicità si raggiunge proprio nella ricerca della stessa.
Pensiamoci un attimo. Se raggiungessimo improvvisamente tutti i nostri traguardi e miracolosamente soddisfassimo al tempo stesso tutti i nostri bisogni cosa ci spingerebbe ad andare avanti?
Uno scopo non è forse un bisogno fondamentale come tanti altri? E la sua assenza improvvisa non potrebbe, ipoteticamente, condurci presto dalla situazione di felicità assoluta ad una rapida depressione?
Tenere a mente queste considerazioni magari non ci aiuterà nei momenti più negativi che purtoppo ogni persona è destinata ad affrontare, ma sicuramente ci può dare una mano quando pensiamo che quel miraggio di felicità che non riusciamo a raggiungere è, proprio per questo, molto più vicino di quanto crediamo.

mercoledì 3 marzo 2010

Bad beat



Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.
Michael Jordan

Quando perdi non perdere anche la lezione.
Dalai lama.

Il trionfo è come un mosaico, senza le tessere nere non avrebbe alcun significato.
Alessio Zavan

Tre citazioni di personaggi più o meno illustri (...) che portano un unico filo conduttore, che è anche uno degli insegnamenti senza i quali, a mio avviso, non si può arrivare lontano in qualsiasi disciplina, così come nella vita stessa.
La sconfitta, per quanto spiacevole, è una parte fondamentale del gioco e non va temuta, ma affrontata con coraggio e voglia di imparare, a volte persino bramata, perchè alcune importantissime indicazioni potranno pervenirci soltanto da essa.
Io stesso devo imparare a ricordarlo più spesso.