lunedì 15 marzo 2010

Felicità


Eh già, felicità.
Argomento complesso.
A volte pare proprio che una vita per raggiungerla sia un tempo del tutto inadeguato, da quanto è sfuggevole. Per non parlare del fatto che la sua caratteristica forse più netta è quella di durare sempre troppo poco.
E allora che fare?
Innanzitutto bisogna allenarsi a riconoscerla quando la si vede, il che è molto meno scontato di quanto possa sembrare.
L'altro giorno, ad esempio, riflettevo su quante volte ti capita di fare il punto sulla tua vita e pensare che al momento potresti ritenerti felice perchè hai un sacco di quelle cose che contanto davvero, però al tempo stesso hai degli obiettivi che vorresti raggiungere, per cui fino a che non li porti a termine come puoi dirti completamente felice del tuo stato attuale?
La chiave di tutto, forse, è che la felicità si raggiunge proprio nella ricerca della stessa.
Pensiamoci un attimo. Se raggiungessimo improvvisamente tutti i nostri traguardi e miracolosamente soddisfassimo al tempo stesso tutti i nostri bisogni cosa ci spingerebbe ad andare avanti?
Uno scopo non è forse un bisogno fondamentale come tanti altri? E la sua assenza improvvisa non potrebbe, ipoteticamente, condurci presto dalla situazione di felicità assoluta ad una rapida depressione?
Tenere a mente queste considerazioni magari non ci aiuterà nei momenti più negativi che purtoppo ogni persona è destinata ad affrontare, ma sicuramente ci può dare una mano quando pensiamo che quel miraggio di felicità che non riusciamo a raggiungere è, proprio per questo, molto più vicino di quanto crediamo.

mercoledì 3 marzo 2010

Bad beat



Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.
Michael Jordan

Quando perdi non perdere anche la lezione.
Dalai lama.

Il trionfo è come un mosaico, senza le tessere nere non avrebbe alcun significato.
Alessio Zavan

Tre citazioni di personaggi più o meno illustri (...) che portano un unico filo conduttore, che è anche uno degli insegnamenti senza i quali, a mio avviso, non si può arrivare lontano in qualsiasi disciplina, così come nella vita stessa.
La sconfitta, per quanto spiacevole, è una parte fondamentale del gioco e non va temuta, ma affrontata con coraggio e voglia di imparare, a volte persino bramata, perchè alcune importantissime indicazioni potranno pervenirci soltanto da essa.
Io stesso devo imparare a ricordarlo più spesso.

venerdì 19 febbraio 2010

Ogni scherzo è valso


Anche questo carnevale è passato, portando con se galani, frittelle, ma soprattutto l'ormai consueta uscita a Venezia per sfoggiare i nostri costumi rigorosamente fatti in casa. Quest'anno ci siamo cimentati in un'opera di gruppo (composto da ben 15 elementi) raffigurante Alice nel paese delle meraviglie, io, ovviamente, ero il Cappellaio matto :)
Devo dire che l'esperienza è riuscita anche a superare il già ottimo carnevale dello scorso anno , con il popolo veneziano che ci ha lusingato per tutta la giornata con foto, apprezzamenti e complimenti, al punto da inebriarci.
Le foto in particolare sono stata la parte più divertente, non riuscivamo a fare più di due metri che qualcuno ci chiedeva se poteva scattarcene una e, appena tutto il gruppo si radunava in posa, comparivano talmente tante macchine fotografiche affiancate al richiedente da far sembrare la sfilata sul tappeto rosso di Cannes un esibizione da dilettanti.
E così invece dei Wharoliani 15 minuti di celebrità la soddisfazione per il nostro ego è durata alcune ore e devo ammettere che è stata davvero un'ottima sensazione.
Poco importa, alla fine se il viaggio del ritorno è stato caotico e lunghissimo a causa della saturazione della povera Venezia, una giornata così valeva ogni attimo di quella sofferenza.

sabato 30 gennaio 2010

Avatar sì, Avatar no


Ho visto il colossal più ricco della storia (sia, probabilmente per spesa, sia per incassi che hanno battutto, a quanto pare, anche Titanic) e sono ancora combattuto sul dare un giudizio a quest'opera. Se la esaminiamo da un punto di vista puramente tenico non ci sono dubbi, Avatar è un capolavoro. Un'esibizione continua di quei muscoli che la tecnologia odierna è in grado di ostentare, nella forma di una grafica 3d pulita e variopinta (ed incredibilmente "realistica"), nelle espressioni riprodotte dal motion capture che fanno credere di ritrovarsi di fronte a veri attori blu alti più di due metri e nella lavorazione delle immagini per creare un'effetto tridimensionale con una nitidezza e una cura che mai si era vista finora.
Allora cosa non convince?
Non convince tutto quello che riguarda la parte narrativa del lungometraggio, ovvero sceneggiatura, dialoghi, colpi di scena (o loro assoluta mancanza) e caratterizzazione del tanto osannato Pandora.
Mi spiego meglio. Cameron ci ha messo 12 anni per realizzare questo film, chiamando a raccolta biologi, linguisti e studiosi vari da tutto il mondo per creare un pianeta e spiegarne per filo e per segno il funzionamento di qualsiasi cosa venisse mostrata sullo schermo. Un impegno del genere, quasi maniacale, conduce sicuramente al rispetto per l'opera, ma in tutta questa esasperante ricerca della precisione Cameron sembra lasciare da parte la fantasia.
E allora ecco che gli indigeni sono così umanoidi nelle loro usanze e gesti che la storia potrebbe essere stata ambientata tranquillamente in una riserva indiana con pochissime modifiche alla sceneggiatura.
Sembra quasi che Cameron abbia voluto creare per lo spettatore un ambiente familiare, portarlo in una realtà sì diversa, ma che in fondo non lo fosse tanto da disorientarlo (alieni a migliai di anni luce che si baciano come noi? ma per piacere...), in modo che tutti i clichè presenti nella storia lo facessero sentire a casa sua anche in questo pianeta lontanissimo.
La sceneggiatura, inoltre, per ammissione dello stesso regsita è quanto di più classico ci possa essere, con il risultato di risultare banale e prevedibile per i cinefili più smaliziati, sempre in attesa di un colpo di scena o di una svolta che non arrivano mai.
Ultima nota dolente sono i dialoghi, troppo sterili e poco epici per un colossal di questa portata (si veda il classico discorso prima della battaglia finale) e di cui ben poco pare destinato ad essere ricordato (anche se Cameron ci prova spudoratamente con il tormentone "Io ti vedo").
Avatar, quindi, resta per me più che altro un'ottima occasione sprecata per fare un grande film di fantascienza, risultando in realtà, probabilmente, il miglior effetto speciale finora della storia del cinema, ma mancando di quel qualcosa che ti fa ricordare come un capolavoro.
Come dire che guerre stellari o il signore degli anelli sono su un altro pianeta che non si chiama Pandora...

venerdì 22 gennaio 2010

E sono 29...


La prima reazione è qualcosa del tipo "No, dai, ma stiamo scherzando? Ho finito le superiori ieri!", poi ci pensi bene e ti rendi conto di quante cose sono successe, di quanti ricordi hai maturato nel tempo e di quanto sei cambiato tu e ti rendi conto che tutto quel tempo non solo è davvero passato ma l'hai vissuto attimo dopo attimo.
E allora ti accorgi di quanto importante sia avere ancora una possibilità, avere un'ultima cartuccia da sparare prima del traguardo, psicologico senz'altro, ma non privo di valore dei Trenta.
E pesi il valore di questa cartuccia dal peso specifico di 12 mesi.
Una vita se usati bene, un battito di ciglia se sprecati.
Un tempo più che sufficiente, in ogni caso, a fare ulteriori cambiamenti. Una persona veramente grande, ma quante poche ce ne sono, in tale periodo riuscirebbe a cambiare, nel bene o nel male, il mondo. Io non ho simili ambizioni, ma ho i miei progetti e qualche svolta la voglio fare prima dei 30, perchè alla fine è solamente a questo che servono i traguardi, a motivarci giorno dopo giorno fino al raggiungimento degli obiettivi.
Perchè, per quanto possa sembrare ovvio, per quanto semplice o impossibile possa essere l'obiettivo da raggiungere è sempre valida una regola:

Il difficile non è fissare il traguardo o trovare la forza per muovere i primi passi. Il difficile è mantenere quella forza inalterata per tutto il cammino.

domenica 3 gennaio 2010

Il ritorno dello jedi


Finalmente.
E' la parola che più di tutte sintetizza le mie sensazioni.
Questo esilio dal cyberspazio è sembrato eterno, anche se alla fine è durato meno di due mesi, e finalmente le crisi, ormai giornaliere, di astinenza sono solamente un lontano ricordo.
Ah, piccola grande rete, quanto ci hai viziato, quanto sei riuscita ad avvolgerci nelle tue fitte trame al punto da diventare un insostituibile compagno giornaliero di cui sentire così tanto la mancanza.
Tutto è bene quel che finisce bene, comunque, e quindi eccomi qui, a scrivere da quella che fisicamente è la nuova tana del Nardo, ovvero la mia nuova casa, decisamente soddisfatto del cambiamento e pieno di aspettative per questo giovane 2010 che muove i primi tremolanti passi.
La lista dei buoni propositi è ancora da compilare, visto che sono appena rientrato da un fitto capodanno montanaro a base di salsiccia, snowboard e kart sul ghiaccio, ma la farò al più presto perchè si sa che anche gli anni, come tutti, ti danno qualcosa solo se tu dai loro qualcosa in cambio.
Molto karmico, ma veritiero.
Buon anno a tutti quanti, vi auguro che i vostri desideri possano realizzarsi in quest'anno ancora più che in quelli scorsi.
Non scordate di compilare la vostra lista però! :)

venerdì 13 novembre 2009

Aggiustare le scatole.


Nel senso di ricostruirle, riempirle e infine chiuderle, è quello che sto facendo da circa una settimana nel mio tempo libero. Se i modi di dire avessero una stupenda proprietà di inversione vorrebbe dire anche il contrario di infastidire, ma purtroppo non è così...
In ogni caso, finalmente ci siamo, domani è il d-day del trasloco e tutte le mie proprietà (o perlomeno quelle più importanti e/o trasportabili) sono finite in 8 scatole, un paio di borse e qualche sacchetto, pronte a trasferirsi nella loro nuova location.
La voglia di andarci è così tanta che dubito stanotte riuscirò a dormire per l'emozione, così come invece sono certo che ci riuscirò benissimo la prossima notte stremato da alzataccia/spostamento scatoloni/scarico merce/ricerca di oggetti che ero convinto di aver messo lì/pulizie/spesa e chissà quant'altro.
Niente di che comunque, tutti ci sono passati ed è una cosa che si fa comunque estremamente volentieri, tanto che se potessi inizierei ora.
Una delle cose che mi spaventano invece saranno i tempi inevitabili di distacco da internet.
Sopravviverò per un tempo ancora indefinibile senza la mia dose giornaleria di droga multimediale, di letture, di blog, di facebook e di altre mille diavolerie che ormai sono così prodonamente radicate nella mia vita?
Al prossimo post, chissà quando, l'ardua sentenza :)

Au revoir